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TURISMO STORICO ROMANO NEL BELLUNESE

 

Con la conquista romana nel I° secolo a.C. le popolazioni retiche vennero annesse all'Impero. La conseguente diffusione della lingua latina, in compenetrazione con quella retica, diede origine alla lingua ladina.  

 

I ROMANI NEL BELLUNESE

  

In epoca romana, come dimostrano alcuni rinvenimenti riportati alla luce soprattutto a Lagole, ma anche a Valle, Lozzo, Pozzale, Cima Gogna, Auronzo, Tarin e Malon il Cadore è stato notevolmente popolato.

Una iscrizione rinvenuta nel 1876 a Valle di Cadore ricorda che i Cadorini facevano parte della tribù Claudia di Iulium Carnicum che era la tribù personale dell'imperatore.

I Bellunesi furono inclusi nella tribù Papiria e i Feltrini nella Menenia, Luisa Alpago Novello nel volume "L'Età Romana in Provincia di Belluno" (a p. 19) ci ricorda che: Plinio il Vecchio descrivendo la X Regione dell'Italia Augustea, cita Belunum tra i Municipi Veneti, i Feltrini tra quelli dei Reti, gli Iuliensies dei Carni. Veniamo quindi a sapere che, rispettando la diversità delle popolazioni preesistenti e le loro aree di influenza, in età romana si costituirono tre distinte giurisdizioni. Le ricerche archeologiche e toponomastiche hanno confermato le notizie dateci da Plinio".

 Sarcofago di Gaio Flavio Ostilio (III sec.d.C.) oggi in Crepadona

 BELLUNO

Belluno dispone di abbondanti resti romani: cippi funerari (il più famoso è quello di Flavio Ostilio, ora conservato in Crepadona); gli acquedotti (si veda quello di Fisterre); le monete e le iscrizioni monumentali (documentazione epigrafica ascrivibile per lo più ai secoli II e III d.C.).

Molti reperti archeologici del periodo romano si trovano presso il Museo Civico di Belluno Via e piazzetta S. Lucano - in Foto Pavimento a mosaico policromo in un disegno di Osvaldo Monti del 1888. Databile sec. III e IV d.C

 

FELTRE

Gli ultimi vent’anni di ricerca archeologica stanno restituendo l’immagine urbana della città romana di Feltria. L’antico municipium, annoverato da Plinio tra i Raetica oppida insieme a Trento e a Berua, era sorto su un insediamento protostorico, la cui connessione con l’ambito culturale retico appare evidente dai pochi contesti preromani finora noti.

Nel 1977 una mostra offriva alla città l'importante dimensione delle presenze archeologiche. Venivano documentati gli scavi effettuati sotto il sagrato della Cattedrale, fuori le mura, che avevano portato alla luce uno dei "complessi più rari ed eccezionali fra le città poste ai piedi dell'arco alpino, con la sua strada romana dall'integro selciato, degna di Aquileia, con l'attestazione di un santuario di Esculapio con l'ara e la stupenda statua di epoca antonina in marmo greco.

 Statua di Esculapio ritrovata nella piazza del duomo .

 

AURONZO

In Piazza Santa Giustina sono emerse le mura di chiese medioevali, fondamenta di case e una strada romana.

Ma il ritrovamento che ha fatto più scalpore è stato quello del Monte Calvario, un Santuario protostorico ricco di reperti che attualmente viene considerato come il più importante degli ultimi anni, in tutta l'area alpina orientale.

  

 PIEVE DI CADORE

Presso il museo di Pieve si conservavano vari reperti provenienti da Monte Ricco e Monte Castello, dove vennero trovate alcune monete romane, tra cui una di Costantino (337-340 d.C.). Nell’attuale centro di Pieve, negli scavi per la costruzione del Municipio cittadino, si trovarono i resti di un edificio romano, oggi restaurato, datato al II secolo d.C.

Il sito archeologico si trova nell’area del Municipio dove sono venuti alla luce i resti di una casa romana del II secolo d.C. particolarmente interessante poiché sono visibili il sistema di riscaldamento a hipocaustum e la pavimentazione a mosaico a decorazione geometrica.

 SELVA DI CADORE

Nel museo civico nella sezione archeologica ci si trova proiettati nel sito di Mondeval de Sora, dove, sotto un masso erratico a 2150 m. di altitudine, è stata ritrovata la sepoltura di un cacciatore risalente a 7500 anni a.C.. Verso la fine del percorso la luce si affievolisce, frantumandosi in un cielo stellato di una tersa notte, che avvolge, con una scenografia mozzafiato, lo scheletro straordinariamente integro del cacciatore di Mondeval, vero gioiello del Museo.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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