Il termine robot deriva dal
termine ceco robota, che significa "lavoro pesante"
o "lavoro forzato". L'introduzione di questo termine si deve
allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale usò per la prima
volta il termine nel 1920. In realtà non fu il vero
inventore della parola, la quale infatti gli venne suggerita
dal fratello Josef, scrittore e pittore cubista, il quale
aveva già affrontato il tema in un suo racconto del 1917,
Opilec ("L'ubriacone"), nel quale però aveva
usato il termine automat, "automa".
(continua
a leggere...)
Anche se i robot di Čapek erano
uomini artificiali organici, la parola robot viene quasi
sempre usata per indicare un uomo meccanico. Il termine
androide (dal greco anèr, andròs,
"uomo", e che quindi può essere tradotto "a forma d'uomo")
può essere usato in entrambi i casi, mentre un cyborg
("organismo cibernetico" o "uomo bionico") indica una
creatura che combina parti organiche e meccaniche.
Il termine
"robotica" venne usato per la prima volta nel racconto di
Isaac Asimov in esso, egli citava le tre regole della
robotica, che in seguito divennero le Tre leggi della
robotica.
Il primo
progetto documentato di un robot umanoide venne fatto
da Leonardo da Vinci attorno al 1495. Degli appunti di Da
Vinci, riscoperti negli anni '50, contengono disegni
dettagliati per un cavaliere meccanico, che era
apparentemente in grado di alzarsi in piedi, agitare le
braccia e muovere testa e mascella. Il progetto era
probabilmente basato sulle sue ricerche anatomiche
registrate nell'Uomo di Vitruvio. Non si sa se
tentò o meno di costruire il robot.
Il primo robot
funzionante conosciuto venne creato nel 1738 da Jacques de
Vaucanson, che fabbricò un androide che suonava il flauto.
Una volta che
la tecnologia avanzò al punto che la gente intravedeva delle
creature meccaniche come qualcosa più che dei giocattoli, la
risposta letteraria al concetto di robot riflettè le paure
che gli esseri umani avrebbero potuto essere
rimpiazzati dalle loro stesse creazioni.